• 05.06.2017

    Flessibilità e stretching. L’importanza di mantenersi… elastici

    La mobilità articolare o flessibilità è una qualità motoria condizionale, che si definisce come la capacità di compiere movimenti, sfruttando la massima escursione articolare. Dipende dal patrimonio genetico, che incide sulle caratteristiche anatomiche individuali, ma anche dal sesso (le donne sono più dotate degli uomini), da fattori esterni quali la temperatura (il freddo non aiuta ad essere flessibili) e da eventuali traumi scheletrici e muscolari, che possono ridurre la mobilità, così come la sedentarietà. Inoltre, la mobilità è l’unica qualità che, invece di presentare un’evoluzione parallela allo sviluppo della persona, va incontro a un’involuzione che si manifesta già dai primi anni di vita. Le articolazioni dei bambini, infatti, sono molto più flessibili rispetto a quelle dei soggetti adulti. Ciò dipende dalla struttura delle articolazioni, dalla cartilagine che in giovanissima età è più sviluppata, dai legamenti che sono più elastici e dal basso tono muscolare. Con l’accrescimento diventa allora importantissimo lavorare sulla propria mobilità, e lo stretching è un buon metodo per ottenere risultati soddisfacenti, a qualsiasi età.

    Stretching750x500

    Stretching deriva dal verbo inglese “to stretch”, che significa allungarsi. Nel 1968 Bob Anderson, il più famoso esperto di stretching in America, iniziò a ideare un programma di allenamento fisico, ipotizzando esercizi di allungamento per i vari distretti muscolari che sperimentò da prima su di sé e su una ristretta cerchia di amici, per poi diffonderli attraverso corsi e seminari in ogni parte degli U.S.A, creando programmi per i diversi sport.

    Questa tecnica è ancora oggi utilizzata per migliorare la flessibilità, ma anche per preparare la muscolatura prima dello sforzo di una seduta di allenamento o di una gara, e anche per favorire l’allungamento muscolare a fine sforzo, quindi a fine seduta di allenamento o a fine gara. Insomma, lo stretching è un metodo di allenamento vero e proprio per incrementare la mobilità, ma anche un insieme di posizioni da utilizzare in fase di riscaldamento e di defaticamento.

    Lo stretching riduce le tensioni muscolari, favorisce la circolazione del sangue, aiuta a prevenire alcuni infortuni muscolari e riduce la sensazione di rigidità, dovuta anche a tensioni nervose. Può essere praticato anche quotidianamente, la mattina prima di iniziare la giornata, al lavoro nei momenti di pausa, dopo essere stati seduti a lungo, ma anche nei momenti liberi della giornata, guardando la tv o ascoltando la musica.

    Imparare ad allungarsi è semplice, ma sono importanti alcuni accorgimenti:

    • le posizioni di stretching vanno raggiunte gradatamente e vanno mantenute almeno 30 secondi.
    • Non si deve molleggiare, né rimbalzare su e giù.
    • Non si deve raggiungere la soglia del dolore. L’allungamento, al contrario, deve dare una piacevole sensazione di benessere.
    • La respirazione dovrà essere lenta, controllata e va evitata assolutamente l’apnea.

    Come per qualsiasi forma di allenamento, anche per la mobilità articolare è più che mai importante la continuità nell’esercizio. Con l’allungamento muscolare è infatti possibile mantenere le nostre articolazioni più in salute, prevenendo gli effetti dell’invecchiamento e dell’osteoporosi.

     

    Per saperne di più è possibile scaricare qui il manuale di Bob Anderson (in inglese).